gianni paris

vorrei essere un altro, ma poi, a pensarci bene, mi rendo conto che un altro non sono io...
sabato, 10 ottobre 2009

GIANNI PARIS TRA GLI AUTORI DELLA PRESTIGIOSA AGEMDA 2010

AgeMDa 2010
QUALEGIUSTIZIA?
 
Curatore Livio Pepino

copertina agemda 2010

Vignette di: Altan, Chiappori, ElleKappa, Staino 

12 racconti,  mese per mese, di magistrati e avvocati che sono anche scrittori: Giuseppe Battarino, Carla Bianco, Gianrico Carofiglio, Francesco Cascini,  Giancarlo De Cataldo, Giberto Ganassi, Vincenzo Giglio, Salvatore Mannuzzu,  Nicola Quatrano, Gianfranco Viglietta, Christine von Borries.

QUALEGIUSTIZIA?  da gennaio ad aprile
Presentazione di Livio Pepino
Quale giustizia per l’anno che viene? di Rita Sanlorenzo
Un singolare contributo alla letteratura contemporanea, di
Andrea Camilleri
Il giudice Pott, di Ottorino Pesce


DOSSIER, da maggio ad agosto
GIUSTIZIA: I LUOGHI, LE PERSONE, I NUMERI, di Luigi Marini

LA «PENNA» ALLA DIFESA, da settembre a dicembre
ANCHE GLI AVVOCATI RACCONTANO
Ricorso per separazione coniugale, di Diego De Silva
Un avvocato pentito, di Gianni Paris

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mercoledì, 02 settembre 2009

Mi ricordo di Mare nero: recensione

NERO COME NEGRO

di Greta Cipriani

Sono le tre del pomeriggio. Apro un quotidiano nazionale. Titti e Hadengai, due dei superstiti eritrei sbarcati qualche settimana fa a Lampedusa, ora sono sotto osservazione presso l'ospedale Cervello di Palermo. Sono sbarcati assieme ad altri tre sopravvissuti, dopo un viaggio estenuante di ventuno giorni, in un gommone sepolcrale.MareNero-fronte

Sbarro gli occhi. Mi ricordo del libro Mare nero.

Leggo il racconto dei superstiti. Ho dei flashback continui. Telefono subito a Gianni: "Sembra sia apparsa una notizia presa apposta dal tuo libro!". Lui non sembra avere il mio stupore. E' normale. Chissà quante storie ha impresse nella memoria. Riattacco il ricevitore e penso a Mare nero.

Nero come "negro".

Volendo trovare un'area geografica che risponda benissimo alle esigenze di condivisione culturale del termine appena citato, potrei dire genericamente Africa.

Nero dunque, come appartenente ai popoli, alle etnìe di pelle scura. Il romanzo di Gianni Paris ha come soggetti uomini, donne, bambini di pelle scura, marocchini, algerini, somali, eritrei, etiopi, "una sparuta minoranza di tunisini ed egiziani", i quali affrontano un viaggio interminabile verso la loro meta dei sogni preferita: l'Italia. Sembra che il luogo di salpaggio privilegiato per chi voglia affrontare la traversata sia la Libia. In questo romanzo Gianni non scava tanto nelle culture dei popoli presi singolarmente, quanto invece mette in risalto la comunanza di tutte le culture, riunite di fronte ad un mare che annulla le differenze. Anche la lingua scelta per comunicare è l'arabo, per tutti indistintamente. Non avremo pagine di natura squisitamente antropologica, bensì pagine che prendono spunto da racconti tradizionali, nelle quali ogni riferimento antropologico è funzionale a ciò che si sta narrando. E' un'opera del presente, più che del passato e del futuro. Di fronte al mare, al pericolo di un mare che può travolgere intere vite, la propria storia, i gesti personali non esistono più. Il presente è il viaggio, giorno dopo giorno, senza più le spalle di un passato e nemmeno il ventre di un futuro sicuro.

gianni parisNero allora come catastrofe, sofferenza. Il colore nero ha sempre rappresentato in tutte le culture antiche, il simbolo del buio e della morte. Pensiamo ai romanzi di Grazia Deledda ad esempio, dove le tinte scure, buie, cupe e tenebrose segnalano l'approssimarsi di sciagure e catastrofi. Il romanzo di Gianni si svolge soprattutto di notte. Pochi sono i momenti in cui il sole viene a rigenerare la pelle, e quando il sole arriva è un sole che annulla le forze.

Nero come domani senza futuro, luce spezzata. Il narratore qui non risolve le incertezze, non ci propone un lieto fine. Non vuole affatto parlare dell'accoglienza, degli espedienti giornalieri di un popolo che lotta per la sopravvivenza. Gianni pone l'accento più sulla tragedia, che si consuma tutta in poche settimane, dispensandosi dal fare riferimenti sull'attuale situazione politica italiana. Allora il nero è il punto interrogativo di una non pronunciata accoglienza.

In questo abisso poi, l'unica evidenza è quella del dolore che non conosce confini, nel quale tutti possono ritrovarsi. Allora il mare "negro" diventa il mare "nostrum", il mare di tutti noi lettori, che ci immedesimiamo nei personaggi e ne condividiamo la sofferenza. Ciò che mi viene in mente quando leggo il romanzo di Gianni è un'alta dose di umanità. Il viaggio non è solo viaggio di sopravvivenza fisica, è anche viaggio di sopravvivenza mentale, etica, spirituale. E' un viaggio in cui ognuno viene messo di fronte alle proprie debolezze. Tutti possono scoprirsi carnefici oppure vittime della rinuncia. Lo stesso tono è confidenziale. Il romanzo infatti è in prima persona e tutto ciò che viene descritto è una testimonianza diretta di ciò che accade, senza mediazioni. Chi lo legge si sente immediatamente immerso nel fondo della propria vita e della propria coscienza. Qui il deterioramento dell'anima è conseguenza del deterioramento corporale. La preghiera diventa allora una forma collettiva di sopravvivenza e i corpi che muoiono, gettati in mare sembrano vittime sacrificali, uccise da una cattiva sorte.

Basti pensare che "nero" significa pure "fecondità". Nell'antico Egitto e nell'Africa del nord le dee considerate simbolo di fertilità erano coperte di vesti scure. Il nero dunque era il colore della terra fertile, delle nubi gonfie di pioggia e richiamava alla mente anche le profondità dell'abisso, associate spesso a Nettuno, Dio del mare, a cui venivano sacrificati tori neri. C'è un legame dunque fra sacralità, sacrificio, nascita e morte.

Gianni Paris sa abilmente suggerire nella mente del lettore tutti questi temi, senza troppo scavarne le radici. La sua scrittura è feconda di immagini sensoriali e al tempo stesso essenziale. Lascia intendere attraverso l'evidenza. Il suo modo di presentare i personaggi, gli eventi, lo discosta da quel tipo di scrittura associata alla "letteratura della migrazione". Il suo romanzo è a sé, un libro che riunisce in un'esperienza circoscritta un dolore che non ha nome specifico, e che si dimentica persino del luogo e dell'anno, per rendersi condivisibile a tutti.

 

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categorie: mare nero 35mila copie vendute, libro mare nero
martedì, 11 agosto 2009

La maniacalità di Gabriele d'Annunzio

Lago di Garda. Reggia di Gabriele D'Annunzio, in quel di Gardone Riviera. Ovvero, Il Vittoriale degli italiani. Luogo che mi è rimasto nella memoria per la maniacalità di un genio letterario. Oltre a ripetermi le frasi 'Memento audere semper' e 'Ardisco ma non ordisco', che sono da sempre anche i miei motti, credo che la visita nella reggia di D'Annunzio la porterò sempre con me proprio per la cura nei dettagli del buon corregionale. Uomo di fibra e temperamento, che amava le donne sulla linea lunga della lussuria. Vizio capitale che lo è per tutti, tranne che per D'Annunzio. A parte tutte le foto di donne, a parte i 33mila volumi presenti in varie stanze, a parte la tartaruga gigante sulla tavola degli ospiti (come avvertimento al fine di evitare di mangiare troppo), a parte l'ingombrante presenza di oggetti in ogni stanza (tranne la cucina, scarna ed essenziale), non scorderò un particolare: la cura, i preparitivi nella stanza della meditazione, con un letto simile ad una bara, con tanto di candelabri e altri cimeli utili per il giorno del trapasso. Ecco, Gabriele D'Annunzio si è preparato a lungo a pensare alla morte, tanto che è riuscito a superare il valico dell'eternità. Per questo, oltre a poter ancora colloquiare con lui, attraverso gli oggetti e i libri della casa donata agli italiani, la sua opera resterà per sempre. Non ho mai fatto inviti a nessuno, ma stavolta devo eccepire la regola. Andateci. Ah, ho terminato, finalmente, Nessuno pensi male; credo che ci siamo. Buone vacanze.

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domenica, 14 giugno 2009

CLAMOROSO AD AVEZZANO: NONOSTANTE IL NO DEL COMUNE, IL FESTIVAL PRENDE LA VIA DELL'INDIPENDENZA

seigiornateincercadautore

PROGRAMMA COMPLETO 

FESTIVAL 2009

(Avezzano, piazza San Pio X, 3-12 luglio 2009) 

 

3.luglio.2009

     ore 21,20

Il Cimitero dei Libri dimenticati

lettura di preludio al Festival da Zafon “L’Ombra del vento”

     ore 21,30

intervento musicale della soprano Claudia Fatato e del pianista Francesco Di Girolamo

    ore 22,00

intervista ad Andrea Carraro

modera Giovanni De Pratti

letture di Emma Francesconi

   ore 22,55

intervento musicale della soprano Claudia Fatato e del pianista Francesco Di Girolamo

 ore 23,10

La Voce di chi non ha voce” – spazio dedicato all’autore del libro dimenticato e sua rivelazione con assegnazione del premio al vincitore

 ore 23,20

intervento musicale della soprano Claudia Fatato e del pianista Francesco Di Girolamo

 

4.luglio.2009

    ore 21,3o

“Il Cimitero dei Libri dimenticati” –  breve proiezione di immagini  che illustrano dei temi letterari

   ore 22,00

intervista a Marco Cassini

modera Simone Gambacorta

letture di Emma Francesconi e Giovanni De Pratti

 ore 23,00

La Voce di chi non ha voce”

Maurizio Cichetti “Stranito mio canto”

modera Giovanni De Pratti

letture di Emma Francesconi

 ore 23,30

spazio dedicato all’autore del libro dimenticato e sua rivelazione con assegnazione del premio al vincitore

 

5.luglio.2009

  ore 21,00

“Il Cimitero dei Libri dimenticati” –  breve proiezione di immagini  che illustrano dei temi letterari

 ore 21,30

intervista a Fabio Bussotti

modera Giovanni De Pratti

letture di Emma Francesconi

 ore 23,00

spazio dedicato all’autore del libro dimenticato e sua rivelazione con assegnazione del premio al vincitore

 

10.luglio.2009

 ore 21,30

“Il Cimitero dei Libri dimenticati” –  breve proiezione di immagini  che illustrano dei temi letterari

 ore 21.35

intervento musicale della soprano Claudia Fatato e del pianista Francesco Di Girolamo

 ore 22,00

intervista a Linda Ferri

modera Dimitri Ruggeri

letture di Emma Francesconi

 ore 22,30

intervento musicale della soprano Claudia Fatato e del pianista Francesco Di Girolamo

 ore 23,00

spazio dedicato all’autore del libro dimenticato e sua rivelazione con assegnazione del premio al vincitore

 ore 23,10

intervento musicale della soprano Claudia Fatato e del pianista Francesco Di Girolamo

 

11.luglio.2009

 ore 21,30

"Il Cimitero dei Libri dimenticati” –  breve proiezione di immagini  che illustrano dei temi letterari

ore 21,50

intermezzo musicale con Valerio Rodorigo e Alessandro Cianfarani

 ore 22,00

intervista a Gianluca Morozzi

modera Gianni Paris

letture di Emma Francesconi

ore 23,30

spazio dedicato all’autore del libro dimenticato e sua rivelazione con assegnazione del premio al vincitore

 

12.luglio.2009

  ore 21,30

Spettacolo teatrale dal titolo  “Don Chisciotte: Il vento dei sogni” tratto dall’opera di Miguel de Cervantes curato da Emma Francesconi e portato in scena dai ragazzi del V° B del Circolo Didattico Statale “G. Mazzini” di Avezzano

ore 22,15

intervista a Luigi Bernardi

moderano Gabriele Ciaccia e G. De Pratti

letture di Emma Francesconi

ore 23,00

spazio dedicato all’autore del libro dimenticato e sua rivelazione con assegnazione del premio al vincitore

ore 23,20

Conclusione del Festival

 

Le proiezioni di immagini che illustrano temi letterari sono a cura di Giovanni De Pratti e Massimo Frittella. Durante le serate del festival è attesa la graditissima partecipazione di Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto Primo Imperatore di Roma.  

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lunedì, 18 maggio 2009

SEIGIORNATEINCERCADAUTORE: intervista ad un povero diavolo

INTERVISTA DI ANTONELLA GAITA

seigiornateincercadautore

 

Intervista a Gianni Paris, direttore artistico del Festival Letterario seigiornateincercadautore che si svolge ad Avezzano, giunto ormai all’ottava edizione.

 

Partiamo dalle precedenti edizioni. Come sono andate?

«Come, non lo sai? Tutti ne hanno parlato. Pienoni, affollamenti fuori dagli ingressi, autografi a go-go, innamoramenti supersonici. Ad Avezzano sono venuti tutti i feudi della narrativa italiana. Prendi Andrea De Carlo, prendi Alberto Bevilacqua, prendi Enrico Brizzi, prendi Silvia Ballestra. Spero che le tue mani siano piene, così mi fermo. Andiamo avanti.»

 

Ho saputo che purtroppo, quest’anno, l'assessore alla Cultura ha deciso di non inserire il festival nel programma estivo. Perché?

«Perché è una persona suscettibile. Perché ha pensato male. Perché non ha compreso che io non sono Massimiliano Parente. Io sono Gippi, quello di Mare nero, quello che si è divertito a starsene chiuso per tanto tempo dinanzi a una tastiera sganganata. Io non scrivo su Libero e non ho mai parlato di coca cola e di banchi di scuola. Io sono una persona onesta. Pensa, Antonella, c’è il giornalista e blogger Roberto Alfatti Appetiti, vicino al sindaco Floris, che conosceva tutti i retroscena della vicenda. Sapeva che io avevo preso le distanze dal pezzo uscito su Libero e dunque che mi ero mostrato contrariato e non più parente di Parente. Vuoi sapere com’è andata a finire? Credo di sì, a ‘sto punto. Be’, è andata a finire che mi hanno scritto, quelli del Comune di Avezzano, con una scusa. Mi hanno scritto che non c’era posto, per il festival, che non potevano far fronte all’energia elettrica e ad altro. Ma ti immagini, non avevano i soldi per pagare la bolletta dell’ENEL. Che ridere. Per fortuna che l’ho presa bene. Anzi, sono tornato ad essere un cattolico praticante. Motivo? Abbiamo avuto la fortuna di conoscere un prete, un certo don Mario, della parrocchia di San Pio X, che ci ospita nella piazza antistante l’ingresso. Grazie don Mario, tornerò a vestire i panni del chierichetto!»

 

Il Festival, si può dire, essere una tua creatura. Che pensi di fare?

«Ho già risposto, come direbbe un testimone ad un giudice insinuatore.»

 

Anche perché avevi già fatto tutto il programma e contattato gli scrittori, giusto?

«Esattamente. Ti sento preparata. Merito di Simone Gambacorta, credo.»

 

Ricordiamo gli ospiti?

«Vado con ordine, non alfabetico: Andrea Carraro, Marco Cassini, Fabio Bussotti, Linda Ferri, Gianluca Morozzi e Luigi Bernardi.»

 

Insomma, questo Festival “sa da fare”…

«Non siamo in Sicilia, ma ‘sto festival s'ha da fare.»

 

In bocca al lupo!

«Ma perché non li lasci in pace, ‘sti lupi. Che ti hanno fatto? Lasciali stare tra le montagne. La prossima volta chiudi il pezzo con, che so, una frase moraleggiante, che fa sempre più effetto del lupo morente. Hasta la vista.»

  

Antonella Gaita

"Riduzione del cartellone, siamo spiacenti di non poter concedere né l'arena Mazzini né il sostegno tecnico": queste le parole dell'assessore al ramo del comune di Avezzano

Persino un bimbo capirebbe che c'è dell'altro: vedasi l'articolo sul Libero che da noi della voltapagina è stato osteggiato, sino al litigio con l'autore del pezzo (da parte mia): più una sua goliardata che altro

Ecco perché a qualcuno, come il sottoscritto, sale la voglia di far politica e vedersela faccia a faccia con chi oggi ha in mano il potere cittadino

 

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categorie: sei giornate in cerca dautore
sabato, 16 maggio 2009

L'ARTICOLO PUBBLICATO NEL MESE DI MARZO SUL NATIONAL GEOGRAPHIC

ABRUZZO, POESIA SELVAGGIA

I COLORI DI UNA REGIONE INSOSPETTABILE

 

di Gianni Paris

 

 

Una signora discreta, ben istruita e particolarmente zelante. Così appare l’Abruzzo a chi ha avuto il piacere di fare la propria conoscenza. Lo stupore, l’ammirazione, sono emozioni che il turista, ignaro, rischia di provare in una regione piena di bellezze naturalistiche, gelosamente custodite da chi ne ha le chiavi. Eppure, non è che gli abruzzesi si facciano in quattro per promuovere i loro prodotti, per far assaporare la propria cucina, per indicare una località ove perdersi per poi ritrovarsi. Forse sarà insito nel dna dei residenti di questa regione di mezzo, che come la maggior parte delle terre non a nord dello stivale, ha visto – nel secondo novecento – riempire molte valigie per cercare la fortuna altrove. A Roma, negli anni cinquanta, tre tassisti su dieci erano abruzzesi. Sempre nella capitale, i palazzi condominiali avevano portieri che parlavano il dialetto teramano, teatino, avezzanese.

Oggi, questa regione appartata e misteriosa (dall’aria, taciturna), vive di luce propria, con un’economia florida e vivace, coi turisti italiani, più che gli stranieri, che conoscono molto bene il mare dell’Adriatico e meno le zone interne, che forse superano ogni più ampia aspettativa nell’animo di chi non parte preparato, dopo aver visitato Google. Una digressione: ogni territorio ha un’esatta parola mondo per essere descritto, identificato, ebbene l’Abruzzo prende a prestito la parola insospettabile, che racchiude tutto il suo carattere schivo. Insospettabile, perché in questa terra si corre un serio rischio: rimanere stregati dalla biodiversità e dalla varietà di forme e paesaggi; che tradotto vuol dire, oro naturalistico.

Una volta messi i piedi in Abruzzo, potreste far vostro lo slogan: Abruzzo regione verde o dei parchi. I numeri, del resto, sono dalla parte degli abruzzesi e di un suolo che è protetto per il trenta per cento, con tre parchi nazionali (Abruzzo, Gran Sasso, Majella) e uno regionale, il Sirente Velino. Un suolo che racchiude una magnifica sintesi di testimonianze dalla preistoria al medioevo; poi è inutile nascondere che non sarà solo per la varietà delle fioriture e degli insetti, per le gemme degli alberi che si schiudono, per i versi e i richiami degli animali, che voi vi perderete. Non sarà solo per il ritorno dell’avifauna migratoria, con la nascita dei cuccioli di numerosi animali (lupi, cervi, caprioli e camosci), che voi un giorno potrete dire: “Sono stato in Abruzzo, e ti confesso che è una regione insospettabile”. No, in realtà tornerete in questa terra perché ne riscontrerete la sintesi del mondo. La natura vi mostrerà tutto ciò che è stata capace di creare.  

Prendiamo il Parco Nazionale d’Abruzzo. Lì incontrerete vette tondeggianti, tipiche dell’Appennino, a pendii dirupati dal tipico aspetto alpino. I vostri scarponi si bagneranno nelle sponde del fiume Sangro, al quale affluiscono vari torrenti; nella zona più esterna del Parco defluiscono, invece, le acque del fiume Giovenco, del Melfa, del Volturno. A causa del fenomeno carsico, sentirete uno strano rumore, dettato dalle acque che scorrono in letti sotterranei e formano risorgive a valle. All’interno del Parco esistono due meraviglie lacustri: il lago artificiale di Barrea, alimentato dal fiume Sangro, e il lago Vivo di origine naturale. Per chi ama dare un nome anche ai sassi, bene, nella zona della Camosciara potreste rimanere a bocca aperta ad osservare le pittoresche cascate createsi grazie alla dolomia, un tipo di roccia impermeabile che permette all'acqua di scorrere in superficie.  

Altro esempio, utile a farvi perdere l’orientamento (perché penserete di trovarvi in qualche regione siberiana anziché in Abruzzo), è il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in cui primeggia la vetta più elevata dell’Appennino, ovvero il Gran Sasso: unico ghiacciaio dell’Europa meridionale. La posizione geografica e l’altezza raggiunta dalle cime montuose determinano una suggestiva ricchezza di specie animali e vegetali; del resto, animali quali il lupo, l’orso o l’aquila reale richiamano con forza una natura primitiva. Imperdibile, nel Gran Sasso-Monti della Laga, la maestosità dell’Altipiano di Campo Imperatore, di origine glaciale e carsico-alluvionale, situato a 2130 metri di quota in provincia dell'Aquila, nel cuore del massiccio del Gran Sasso. È soprannominato il Piccolo Tibet per la somiglianza unica, su piccola scala, dei suoi scenari con quelli del vasto altopiano asiatico.

Terzo esempio: il Parco Regionale Sirente Velino, che costituisce un altro fenomeno di biodiversità flogistica, con 1.570 specie sino ad oggi censite, raggruppate in 516 geni e 102 famiglie. Tra queste, costituiscono delle emergenze e comprendenti specie rare come, l’Astragalus aquilanus e l’Adonis distorta. Notevoli sono anche le fioriture di orchidee, narcisi, nonché le rare peonie e la viola eugeniae. I vostri muscoli dovranno vedersela con un territorio dalla morfologia movimentata: si va dai 400-600 metri lungo la Valle dell’Aterno alla quota massima di 2.486 metri. La vegetazione presente sulle pendici del Sirente è costituita in prevalenza da boschi di Faggio che si estendono per circa 12 km da Gagliano Aterno fino all'Anatella (Altopiano delle Rocche). Una curiosità: sul Monte Velino, vedrete la Pulsatilla alpina, denominata il Fiore del Vento, osservato oltre i 2.000 metri di altezza sui prati a ridosso di ghiaioni e nevai. Per il Sirente, rappresentano una risorsa economia importante il tartufo nero, nascosto a ridosso dei querceti termofili nella valle dell’Aterno, e lo zafferano, coltura tipica dell’area di Fagnano e Tione.

Vi potreste concedere un sabato mordi e fuggi, trovando la pace nel freddo naturale delle Gole di Celano, in una escursione nel più spettacolare canyon d’Abruzzo: 2 a 4 ore di cammino e il miracolo in terra marsicana si realizza. Il dislivello è di 250 metri per l'andata e ritorno da Celano, 700 (ma tutti in discesa) se si traversano le Gole dalla Valle d’Arano allo sbocco. Il periodo giusto va da giugno ad ottobre. Le gole si affacciano sulla piana del Fucino (terra dei cafoni di Fontamara, che oggi guidano Mercedes e Bmw), e sono facilmente raggiungibili da tutti i capoluoghi abruzzesi e dalla capitale.

Basterebbe un solo giorno, prendiamo la domenica, per fare visita alle Grotte di Beatrice Cenci. A poche decine di chilometri da Avezzano, entrerete in una sorta di mondo capovolto. Queste Grotte si aprono in una parete rocciosa che delimita la valle del fiume Imele, nei pressi di Petrella Liri e Verrecchie (frazioni di Cappadocia). Scavate dalle acque del fiume, esse sono ricche di stalattiti e concrezioni minerali. All’interno sono stati ritrovati manufatti dell’età della pietra. Le grotte devono il nome alla nobile romana, giustiziata l’11 settembre 1599, insieme alla sua famiglia, per volere di Papa Clemente VIII.

Insomma, non vi resta altro che smettere i vostri abiti marziani e tornare bambini nel verde di una regione insospettabile.  

(c) Gianni Paris

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venerdì, 08 maggio 2009

PAROLA

TEMPO DETTATO PER UN DOLORE SCONFINATO

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domenica, 19 aprile 2009

SILENZIO

TRENTA GIORNI DI SILENZIO

PER ONORARE I MORTI DEL TERREMOTO

CHE HA COLPITO IL MIO ABRUZZO

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giovedì, 26 marzo 2009

MI RICORDO DI GIOVANNI PARISI

L'ex campione di pugilato è morto in un incidente stradale a soli 42 anni

BOXING 2006, Giovanni Parisi - 0

Mi ricordo di Giovanni Parisi.

Mi ricordo della magica olimpiade di Seoul.

Mi ricordo dei suoi flash in faccia agli avversari.

Mi ricordo di come andavano a tappeto, quelli coi pantaloncini stranieri.

Mi ricordo che lui era il più forte.

Mi ricordo che facevo le quattro la mattina per seguire i suoi flash di destro e di sinistro.

Mi ricordo che la medaglia d'oro non poteva andare al koreano.

Mi ricordo che la giuria ci rimase male, perché non potè assegnare il primo posto al koreano.

Mi ricordo che Giovanni Parisi dedicava le sue vittorie alla madre, morta.

Mi ricordo che Parisi ricordava sua madre con un medaglione enorme sul petto.

Mi ricordo che quel medaglione se lo toglieva solo prima di far partire i suoi flash.

Mi ricordo che Parisi divenne professionista.

Mi ricordo che i suoi flash continuarono a farsi apprezzare.

Mi ricordo che divenne campione del mondo nei pesi leggeri.

Mi ricordo pure che divenne più magro e alla cinta mise anche la corona mondiale dei pesi superleggeri.

Mi ricordo che Giovanni Parisi era uno come tanti.

Mi ricordo il suo sorriso e la sua verve.

Mi ricordo che non perdeva un incontro.

Mi ricordo che una sera, tutto si è spento.

Mi ricordo che lui non stava sul ring.

Mi ricordo che non era andato nemmeno in palestra.

Mi ricordo che era salito in auto, e all'ora di cena aveva spento tutto.

Mi ricordo la notizia strisciata in televisione.

Mi ricordo che c'era scritto: "Dramma nella boxe, muore Giovanni Parisi".

Mi ricordo che ho rivisto i suoi flash, in televisione.

Mi ricordo che lui aveva 42 anni.

Mi ricordo che ho spento la luce e ho dormito male.

Mi ricordo che Giovanni Parisi non riscriverà i tempi della grammatica.

Mi ricordo che lui non li riscriverà per me.

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domenica, 22 marzo 2009

Edizione 2009: l'intervista di Antonella Morellato

seigiornateincercadautore

 
 

Cosa pensi a proposito della scelta dell’assessore Di Cola di eliminare dal cartellone degli eventi estivi avezzanesi un festival fondamentalmente dedicato ai giovani, in un contesto economico in cui “si dice” di voler puntare proprio sulle nuove generazioni? Insomma, non dovrebbe essere la cultura la placenta dalla quale noi ragazzi dovremmo trarre nutrimento per salvarci dall’etichetta, ormai abusata, di “giovani senza futuro”?

Macchè. Mica vorrai credere a questa favoletta. Cappuccetto Rosso ormai non c’è più. Si sta fumando una sigaretta light in un pub alla moda. Ecco, io penso che dietro la scelta di eliminare dal programma estivo il seigiornateincercadautore ci sia dell’altro… 

Il problema è realmente di carattere economico o la scusa di non poter illuminare Il cimitero dei libri dimenticati ha a che fare con l’allusione di Massimiliano Parente alla coca cola?!

Esattamente. Anche tu sei esperta di Coca Cola alla spina. Io non la bevevo mai. Poi accadde l’inverosimile ed eccoci ora a parlare di coca cola solo per fare un collegamento storico. Il Parente scrisse un pezzo goliardico su Libero. Due pagine piene di citazioni alte, ma anche di offese al cospetto del sindaco e dell’assessore che non ho mai condiviso. Ne è testimone Roberto Alfatti Appetiti. Io amo la mia città e, nonostante l’assenza di contributi nel 2008, mai mi sarei sognato di parlare di banchi di scuola e coca cola senza ghiaccio. 

Riallacciandoci al Cimitero dei libri dimenticati, la scelta di citare la biblioteca del protagonista di L’ombra nel vento di Zafon, biblioteca dove i libri vivono per sempre, è stata mirata (cioè prevedevi che ti avrebbero privato dei “votivi lumini”!) o accidentalmente profetica?

No. Il buon De Pratti, letterato prestato all’ingegneria, lo prevedeva da mesi, perché conosce l’animo umano meglio del sottoscritto. È lui, non a caso, il lettore delle mie cose. Il mentore e l’amico stronzo che ti consiglia di tagliare una frase e/o di aggiungerne un’altra.

Come farete fronte all’impegno economico che una kermesse con penne di punta come la vostra comporta?

Be’, l’associazione voltapagina è rappresentata da liberi professionisti, che per fortuna possono regalare mille euro di tasca propria per pagare i gettoni agli autori. Tutto sommato siamo contenti. Diventiamo una manifestazione indipendente, e questo dovrebbe farci crescere ancora di più. In privato, ti dico come.

Quest’anno il festival si svolgerà nel piazzale della parrocchia di S. Pio X, per offerta di Don Mario. Come è nato l’accordo?

Ho promesso a Don Mario di aiutarlo per tutto il mese di agosto come sacrestano. Qualche volta vestirò la tunica del chierichetto. Insomma, mi darò da fare, rinunciando alle vacanze nelle colline senesi. In verità, è stato tutto merito del De Pratti che si è raccomandato l’anima al prete, in virtù di una ultraventennale amicizia col mitico don Mario.  

 Abbandono la vena polemica e parliamo della tua creatura. So che il festival nasce per una specifica esigenza: sei un appassionato di libri, nonché scrittore e, dopo averne letti almeno cinquecento, ti sei stancato di sentire solamente il profumo di inchiostro delle tue pagine più care. Qual è il contributo che vuoi dare alla tua città mettendo in scena la narrativa contemporanea e la letteratura in generale in un teatro che diventa, purtroppo, sempre più elitario?

Sono stato definito l’uomo che fa parlare i libri. Be’, questo è quanto mai vero. Io, nella mia vita di carta, ho buoni rapporti con tutti i personaggi dei romanzi che ho divorato. Grazie a loro, ho stretto amicizia con altri protagonisti, fino a sentirmi una comparsa prediletta. La funzione della letteratura è questa: sentirsi comparse in questa nostra esistenza nebulosa e priva di spiragli.  

 Credi che il polverone che si è alzato in seguito ai tagli dell’amministrazione comunale possa dar più luce al festival?

Ne sono convinto. Diventare indipendenti era la nostra aspirazione. Ripenso ai miei diciott’anni. Al mondo che volevo divorare e assaporare. Cosa che ho regolarmente fatto. Col festival inizieremo a lavorare di marketing, di promozione, di interrelazioni con altri soggetti indipendenti. Vedrai. 

La struttura tematica di ogni serata sembra assomigliare ad una sorta di caccia al tesoro: da dove nasce l’idea di fornire indizi sull’autore che non ha voce?

L’idea nasce dal De Pratti, sempre lui. È un uomo che non dorme la notte per pensarle, queste cose. Non buono per il matrimonio, ma eccezionale per le convivenze. Gli indizi saranno talmente tanti che rischieremo di parlare di D’Annunzio, quando poi si tratterà di Giuseppe Ferrandino.  

Puoi darmi qualche informazione sugli ospiti, sugli organizzatori e sull’associazione voltapagina?

Vado con ordine, anche perché queste domande sono davvero complesse. Anche tu immagino che non avrai dormito la notte, per pensarle. Allora: gli ospiti sono tutti narratori. Oltre ai libri, in molti vivono col cinema (Linda Ferri), col teatro (Fabio Bussotti), con l’editoria (Luigi Bernardi). Gli organizzatori? In sintesi: il mitico De Pratti, l’inesauribile Loreto Serafini, il volenteroso Diego Calisse, e l’amico Roberto Di Marco, che torna ad aiutarci quando davvero serve. Mi spiace soltanto che si sia dichiarato out Gabriele Altobelli, un alternativo davvero unico. Riguardo la voltapagina, è una mia creatura. Nata nel 2002, proprio in occasione del festival, allora denominato sei settimane in cerca d’autore. Una pazzia.   

Il riferimento di seigiornateincercadautore al dramma pirandelliano ha un significato specifico?

Sì, volevo conoscere l’identità di scrittori che apprezzavo soltanto tra le pagine di un libro. Il titolo del festival dunque è l’emblema della mia curiosità letteraria.

In un tuo post scrivi: “Durante le serate del festival è attesa la graditissima partecipazione di Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto Primo Imperatore di Roma”… Una provocazione, un messaggio subliminale?!

No, è vero. Tutto vero. Verrà dall’oltretomba proprio il grande imperatore di Roma. Abbiamo chiamato un mago per questo incredibile avvenimento. Vieni e vedrai se racconto balle.

 

Antonella Morellato

 (intervista tratta dal periodico ZOOM)

 

 

 

postato da gianniparis alle ore 10:33 | link | commenti
categorie: sei giornate in cerca dautore